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Servi inutili

Riteniamo che il passo del Vangelo di oggi abbia e debba sempre più avere un rilievo importante nella nostra vita. Il Signore che ci ha offerto il dono della chiamata a servirlo è, infatti, il nostro “premio”. Che altro desideriamo? Essere al suo servizio è già motivo di grande gioia. Essere suoi servi è grazia che Egli dona a piene mani e che ciascuno di noi è chiamato ad accogliere. È già appagante riconoscersi semplicemente servi. Tutto ciò ci chiede di non avere alcuna pretesa e alcun merito. Siamo invitati a non crederci decisivi e a non credere di essere indispensabili. Nulla è merito nostro e niente dobbiamo rivendicare mai ed in nessun caso. I servi, cioè noi, non abbiamo bisogno di riconoscimenti da parte di nessuno ma siamo già beati nel Signore. La sua vicinanza, la sua presenza e il suo Amore è la ricompensa più grande e anche più immeritata.

Ogni giorno, perciò, costi quel che costi siamo chiamati a gioire nel mettere in pratica il comandamento dell’Amore e siamo chiamati a perseverare anche quando non siamo compresi e perfino quando c’è chi ci osteggia o peggio ci esclude, ci attacca o ci emargina. L’Amore è più grande di ogni male e vince sempre. Questa è la chiamata del cristiano.

Il Signore ci dia la forza e il coraggio di essere sempre suoi testimoni credibili.

Che Dio ci aiuti!!!

Franca e Vincenzo, osb-cam

Lc 17,7-10

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«7Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: «Vieni subito e mettiti a tavola»? 8Non gli dirà piuttosto: «Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu»? 9Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? 10Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare»».

L’eternità è già qui

Quanto spazio c’è da qui all’eternità ? Siamo tanto lontani quanto intimi. Siamo lontani perché ancora impelagati con la realtà di questo mondo. Presi da un quotidiano incapace di sollevare lo sguardo e banalmente immerso negli ingranaggi di una locomotiva che, sbuffando, continua a correre nella prateria. Basterebbe un po’ di buon senso a rimettere tutti sulle strade giuste ed invece bloccati da mille “veti” mentali restiamo incatenati e non riusciamo ad ascoltare lo Spirito. Chiusi nei nostri gusci, credendo di proteggerci, rifiutiamo l’eternità che è la realtà vera. Tutto ciò ci impedisce di costruire il nostro domani tanto da essere come quei sadducei che, nel vangelo di domani, domenica 10 novembre 2019, cercano di mettere in difficoltà Gesù con domande provocatorie. Cercando di oltrepassare la lettera di questo tempo, invece, dobbiamo tentare di penetrare oltre il presente e immaginare la nostra condizione futura. Gesù ci offre un panorama nuovo: nulla sarà più come ora perché il cuore della vita sta tutto nell’Amore che supera tempo e spazio.

Chi non sa amare oggi non ci riuscirà neppure dopo e, nel presente, si smarrisce in inutili perdite di tempo restando indifferenti di fronte ai pericoli del giorno per giorno. Gli ostacoli maggiori hanno i seguenti nomi: paura, gelosia, egoismo, indifferenza, brama di potere, desiderio di successo, voglia di accumulare tesori.

È una battaglia dura; resistere alle tentazioni non è cosa da poco e per fare qualcosa occorre coraggio.

Aiutiamo gli altri e noi stessi a vincere i nostri limiti e affrontiamo questo presente cercando di trovare modalità umane centrate sull’Amore capace di superare ogni ostacolo .

Franca e Vincenzo,osb-cam

Lc 20,27-38
  Dio non è dei morti, ma dei viventi.

                           Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Parola del Signore

Convertirsi

Cari Amici, chissà quante volte abbiamo ascoltato questa parola e chissà quante volte ci siamo imposti di viverla e poi non siamo stati capaci di farlo. Certamente questa è esperienza comune a tanti di noi e avremo anche notato che non essendo riusciti a convertirci all'”Amore” siamo rimasti come eravamo. Stessi sbagli, stessi errori, stessa tristezza, stessa delusione e uguale possibilità di essere felici davvero.

Possiamo fare qualcosa? Si.

Possiamo “convertirci” che significa cambiare modo di pensare, agire e vivere. Per farlo occorre quel coraggio che non abbiamo, quella voglia di essere felici che, di fatto, non vogliamo. A volte ci piace restare come stiamo, ci piace commiserarci, ci piace mostrare agli altri il volto triste.

Possiamo cambiare. Si possiamo farlo.

Anche noi abbiamo un sogno, tutti ne abbiamo almeno uno. Il nostro è quello di conquistare la felicità. E il tuo?

Cosa ci impedisce di realizzarlo?

I veri ostacoli siamo noi; certe gabbie dalle quali non riusciamo ad uscire e nelle quali ci siamo rinchiusi noi stessi. Per liberarci occorre, per prima cosa, affrontare la realtà. Quale? Quella che non possiamo cambiare se non cambiano noi. Occorre avere la consapevolezza che non possiamo avere tutte le cose che la mente è capace di pensare. Ci sono falsi sogni frutto di falsi miti; falsi bisogni che creano attese di felicità che, al contrario, sono la fonte della nostra infelicità. Se vogliamo essere felici davvero la prima cosa da fare è quella di essere sinceri con noi stessi e ricalibrare la vita rispetto alla realtà che ci circonda e rispetto alle concrete possibilità di vita. Fatto questo primo, decisivo ed imperdibile passo (molto coraggioso ma assolutamente indispensabile e necessario) possiamo iniziare a vivere una dimensione nuova nella quale l’aria, l’acqua, il cielo, le nuvole, un fiore, l’erba, il canto di un uccellino ecc. sono le gemme della vera realtà, dove il lavoro, qualsiasi lavoro, è fonte di felicità, dove le cose di prima non ci possono più condizionare. Ora possiamo iniziare ad essere persone nuove capaci di apprezzare l’alba e il tramonto come vera ricchezza.

Coraggio. Possiamo cambiare. Possiamo convertire le nostre vite apprezzando il tanto che abbiamo e vivere, finalmente, una vita da Risorti !!!

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

   Parola del Signore

Pregare sempre

Pregare è uno stile di vita nel quale cuore, ragione e azione sono in armonia. Le preghiere-spot viaggiano e appartengono ad uno stile di vita diverso anche se, e non c’è dubbio, aiutano a “costruire” il vero stile di vita del cristiano nel quale la preghiera è continua e incessante perché la vita stessa è preghiera.

In questo modo comprendiamo meglio l’alzare le mani al cielo di Mosè e la “vittoria” nei combattimenti della vita; comprendiamo meglio l’aiuto che Aronne e Cur danno ad Mosè nel continuare a fare della preghiera uno stile di vita e, comprendiamo anche l’insistenza della vedova che chiede Giustizia e che riesce ad ottenerla da questo giudice che non temeva Dio. E allora:

Se mantieni le mani alzate al cielo, Vincerai !

Se insisti nel chiederla avrai Giustizia !

Se preghi con insistenza, sarai Ascoltato !

Se la tua vita si fa preghiera, avrai Pace !

Vittoria, Giustizia, Ascolto e Pace

sono il vero sogno 

e il vero successo della vita !!!

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, Amalèk venne a combattere contro Israele a Refidìm.
Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalèk. Domani io starò ritto sulla cima del colle, con in mano il bastone di Dio». Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalèk, mentre Mosè, Aronne e Cur salirono sulla cima del colle.
Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva; ma quando le lasciava cadere, prevaleva Amalèk. Poiché Mosè sentiva pesare le mani, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi si sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole.
Giosuè sconfisse Amalèk e il suo popolo, passandoli poi a fil di spada.

   Parola di Dio

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

   Parola del Signore

Ascoltare

“Maria ha scelto la parte migliore” Lc 10,42

Seduta ai piedi di Gesù,

abbraccia il silenzio,

ascolta la Parola.

Maria,

si fa testimone dell’amore,

segno dell’essenziale,

umile custode,

accogliente dimora.

Insegnaci ad ascoltare,

incoraggia la fiducia,

mostraci la via del silenzio e

sostieni la nostra fede.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Lc 10,38-42
  Marta lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore.

                           Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

   Parola del Signore


Com-passione

Ci è capitato di leggere una preghiera (che riportiamo qui sotto) nella quale un Padre della Chiesa Armena, Nerses Snorhali, ci racconta con grande forza la compassione ricevuta e con la quale condivide l’emozione per l’amore che Cristo ha avuto per lui (per noi in qualche momento della sua/nostra vita e, forse, anche in questo momento e della quale, a volte, nemmeno ci accorgiamo). La preghiera ci ha molto colpito e, letta nel contesto del vangelo di questa mattina Luca 10, 25-37 (la parabola del samaritano), ci aiuta a rispondere alla domanda: “Chi è il prossimo?”.

Franca e Vincenzo, osb-cam

TU HAI AVUTO COMPASSIONE DI ME
(Nerses Snorhali, padre della chiesa armena)

“Mentre percorrevo le strade del mondo
sono caduto nelle mani dei briganti.

Mi hanno spogliato della luce
mi hanno strappato l’innocenza:
le piaghe dei miei peccati bruciano
le mie colpe mi opprimono.

Molti sono passati accanto a me
e sono andati oltre:
hanno visto le mie ferite
ma non mi hanno curato.

Ma tu, Signore Gesù
tu che sei stato chiamato ‘samaritano’ (cf. Gv 8,48)
tu passando accanto mi hai guardato
e hai avuto compassione di me.

Ti prego, mio Signore:
versa sulle mie ferite olio e vino
versa l’olio dell’unzione, lo Spirito santo
donami la coppa del vino della Nuova Alleanza.

Portami con te sulla cavalcatura della croce
conducimi all’albergo, la tua chiesa
dona la parola dell’Antico e del Nuovo Testamento
e io sarò guarito e vivrò!

Tu sei stato accanto a me, Signore
ti sei fatto mio prossimo:
fa che io sappia farmi prossimo all’altro
e sappia aver compassione di chi è nel bisogno”.

La lampada

La notte fa paura. Il buio ci impedisce di vedere. Quando non sappiamo prendere o non riusciamo a capire cosa e come fare, siamo nel buio. Le tenebre ci avvolgono e la tristezza si impadronisce di noi. È il male che prende possesso delle nostre persone e trasforma la vita in un inferno.

Ecco perché abbiamo bisogno di luce e di vedere bene se vogliamo camminare senza il rischio di cadere. Abbiamo bisogno di qualcuno che indirizzi le nostre scelte di vita quotidiana e sappia indicarci la strada. Gesù è la luce più potente, l’unica in grado di illuminare le nostre oscurità. Inutile cercare altrove. È Gesù che svela ogni cosa e che ci permette di guardare bene davanti a noi, di rischiarare l’orizzonte e offrirci una possibilità per scrutare in profondità il nostro quotidiano. È Lui l’unico capace, attraverso la Parola, di darci indicazioni sicure su come cercare strade giuste per sciogliere i nodi della vita.

Gesu ci chiama, quindi, ad ascoltare la sua Parola e a meditarla con costanza affinché siamo più capaci di fare le scelte giuste ed essere strumento di salvezza per noi e occasione per gli altri per intraprendere la via della salvezza.

Ma dove trovare Gesù? Due sono i luoghi certi: l’Eucarestia e la Parola. Ma ci sono anche altre opportunità che possiamo cogliere e che ci offrono la concreta possibilità di accarezzare le Sue piaghe o di asciugare il suo sudore o di profumare il suo corpo. Queste opportunità sono le occasioni che la quotidianità ci fa vivere ogni volta che incontriamo i fratelli che hanno bisogno e che ci chiedono aiuto o che, pur avendone necessità, non lo fanno per pudore, per vergogna o per qualsiasi altra ragione.

Franca e Vincenzo, osb-cam

VANGELO DI LUNEDI 23 SETTEMBRE 2019

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.
Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

   Parola del Signore

Seguimi !!!

Seguimi !!! Lasciare tutto e seguire Gesù è la vera rivoluzione della vita. Fare un cambiamento totale e lasciarsi dietro ogni cosa. Non si tratta di una fuga dalla propria realtà ma è, invece, una scelta di vita decisiva, di qualcosa di veramente profondo. Si tratta di iniziare una strada nuova capace di coinvolgerci radicalmente. Forse ci saranno diffidenze; qualcuno manifesterà la propria contrarietà, altri magari saranno sorpresi o perplessi. Ci sarà anche chi tenterà di dissuaderci ma se il Signore chiama e noi avvertiamo nel cuore e nella mente la sua voce non possiamo più fare a meno di seguirlo. Non ci sono età, situazioni, eventi, persone che potranno bloccare questo percorso. Rispondere alla voce del Maestro che ci invita a seguirlo è necessario. Tutti siamo chiamati ad evangelizzare ma non tutti siamo chiamati a farlo allo stesso modo: c’è chi è chiamato ad evangelizzare in terra di missione, chi nella parrocchia, chi servendo nelle opere di carità, chi, invece, è chiamato a portare la sua testimonianza nella preghiera e nel silenzio. Ogni chiamata ha una sua ragione di essere, ogni vocazione è per contribuire a costruire il Regno di Dio secondo il progetto del Signore. Il vangelo di oggi ci racconta di come Matteo, il pubblicano, riceve la chiamata mentre è seduto al banco delle imposte e lui lascia tutto, un buon lavoro e la sicurezza economica e sociale per seguire Gesù sulle strade della Galilea.

Questa scelta di Matteo lascia pensare. È una scelta forte. Lascia una situazione sicura, una posizione invidiabile, delle certezze per seguire una strada che non ha sicurezze, che lo porta a vivere in maniera precaria e complicata. Matteo fa una scelta radicale, un cambiamento totale della propria vita. Non cambia per scalare il successo, non cambia per sete di potere, non cambia per maggiore guadagni. Anzi, la sua è una scelta controcorrente. Matteo lascia tutto e va con Gesù. Segue Gesù senza riserve. Sente nel cuore che questa è la via giusta.

Una bella testimonianza che ci spinge a uscire tutti dalle abitudini e dal perbenismo nel quale siamo stati abituati a camminare e dare una scossa di verità alla nostra vita. Possiamo farlo, anzi, dobbiamo farlo e vogliamo farlo !!!

Franca e Vincenzo, osb-cam

VANGELO DEL 21 SETTEMBRE 1019

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 9,9-13

In quel tempo, mentre andava via, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.

Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».

Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Parola del Signore

Non perdiamo l’amore

Oggi ci sono tre cose che si perdono: una pecora, una moneta e un “figlio”. Ognuna di loro sta dentro altrettante parabole che Gesù propone a pubblicani e peccatori che ascoltano e a farisei e scribi che, invece, si avvicinano mormorando. Ma Gesù non si scompone. Ebbene, il pastore va in cerca della pecora perduta e, dopo averla ritrovata, tornato a casa invita parenti ed amici a rallegrarsi. Anche la donna che ha perduto la moneta, dopo averla ritrovata, invita amiche e vicine a rallegrarsi con lei. Gesù puntualizza che vi è gioia nei cieli per ogni peccatore che si converte. Ma è la terza parabola che ci permette di comprendere meglio il messaggio di Gesù. Il giovane che aveva sperperato il suo patrimonio e che decide di far ritorno a casa dal padre lo fa solo per fame, per un pezzo di pane. Non sembra convertito, appare, invece, affamato e disperato. Il padre lo vede in lontananza e gli va incontro, non aspetta le parole del figlio ma lo abbraccia. La gioia del papà e profonda, piena di una immensa misericordia che non chiede nemmeno parole … Questo è un Amore vero, autentico, pieno. È un Amore gratuito, un Amore che non conosce limiti, è, appunto, l’Amore di Dio. Un Amore che per noi è davvero complicato, quasi assurdo; un Amore che sconvolge i nostri pensieri e che ci provoca.

Il padre organizza anche una bella festa è ammazza il vitello grasso. Il fatto genera la reazione del figlio maggiore che non riesce a comprendere la gioia del padre per aver riavuto il secondo figlio sano e salvo.

Ancora una volta la mentalità di questo mondo incarnata dal figlio maggiore si insinua nelle nostre menti e ci fa reagire in maniera che appare logica, giusta, corretta. Eppure la giustizia di Dio è diversa. Dio accoglie sempre, abbraccia in ogni caso, gioisce profondamente del ritrovamento di ciò che era perduto in qualsiasi modo ciò è avvenuto. Non chiede nemmeno spiegazioni. Dio Padre ci da sempre un’occasione nuova, una nuova possibilità, non ci respinge mai.

Nessuno è mai escluso dall’Amore di Dio e noi siamo chiamati da un lato a cogliere l’opportunità di tornare al Padre perché simili alla pecora smarrita, alla moneta perduta o al figlio che torna per un pezzo di pane e dall’altra a gioire per ogni relazione che riparte senza indagare sulle motivazione ma cogliendo questa occasione come una nuova opportunità. Complicato lo sappiamo ma questo, ci racconta Gesù, fa sempre Dio Padre con noi.

Franca e Vincenzo, osb-cam

VANGELO DI DOMENICA 15 SETTEMBRE 2019

Lc 15,1-32
  Ci sarà gioia in cielo per un solo peccatore che si converte.

                           Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Parola del Signore

Siamo peccatori

Non siamo giudici, siamo cristiani, cioè seguaci e imitatori di Gesù Cristo: chiamati ad Amare e a riconoscerci peccatori. Gesù ci fa capire come la via maestra è farsi compagni di viaggio dell’altro nella quotidianità dei gesti e con la semplicità di parole vere. Guardiamo le nostre vite e cerchiamo di convertirci. Aggrappiamoci alla necessità della misericordia. Restiamo solidali, autentici figli di Dio, fratelli che sanno soffrire in silenzio e gioire insieme. È una strada ardua, difficile da percorrere ma carica di pace. Ce la possiamo fare se saremo capaci di alzare lo sguardo al cielo e incrociare gli occhi di Gesù Cristo che ci tende la mano.

Franca e Vincenzo, osb-cam

VANGELO DEL 13 SETTEMBRE 2019

Lc 6,39-42
  Può forse un cieco guidare un altro cieco?

                           Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

   Parola del Signore