Tu sei il Cristo …

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 16,13-19

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Parola del Signore.

Affidiamo il commento ad una poesia di Davide Maria Turoldo:

Gesù sei il figlio agognato di David,
il figlio di Abramo:
sei il nostro primo fratello,
il frutto benedetto
di tutta la creazione:
anche noi ora per te siamo
figli di Dio.

da Dialogo tra cielo e terra, ed Piemme, AL, 1994

Generazione adultera e peccatrice

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 8,34-9,1
 
In quel tempo, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro:
«Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.
Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita?
Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».
Diceva loro: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto  il regno di Dio giungere nella sua potenza».
 
Parola del Signore.

Lo scopo della vita è “essere felici” e vivere riconoscendo che oltre questa fragile esistenza esiste la vita eterna. Il Signore ci promette che se in questa vita lo abbiamo seguito e abbiamo “Amato” la nostra vita sarà “salva” e vivremo fin da subito un anticipo di vera felicità.

Ora possiamo fermarci un attimo a rileggere le nostre vite e chiederci:

1) Abbiamo seguito il Signore e magari accettato di “soffrire” per donare vita agli altri?

2) Abbiamo impostato la nostra vita mettendo al primo posto l’accumulo di denaro, la ricerca del successo e del potere oppure abbiamo scelto una vita più sobria, essenziale, semplice dando spazio alla nostra relazione con Dio?

3) Siamo stati capaci di rinunciare a qualcosa che ci appartiene o a qualche desiderio e/o passione per privilegiare gli altri e vivendo concretamente l’Amore?

4) Abbiamo assunto o assumiamo atteggiamenti da “superbi” credendo che senza di noi il mondo non può andare avanti?

Nessuno meglio di noi stessi può rispondere a queste domande personali e tracciare un bilancio serio, vero e onesto della propria vita fino a questo momento. Fatto questo primo passaggio di consapevolezza ora siamo chiamati a scegliere come continuare a vivere. Da questa scelta dipenderà il nostro presente di vera felicità e il nostro futuro … Gesù è la verità e non ha mai tradito. Egli ama e ama fino a dare la vita.

Franca e Vincenzo oblati camaldolesi ❤️

Ma voi chi dite che io sia?

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 8,27-33

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
 E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

Parola del Signore.

Anche noi siamo chiamati a rispondere a questa domanda e non c’è dubbio che il punto di domanda fa tremare i polsi.

A tal proposito questa mattina (nella quale, mentre scriviamo, il sole non è ancora spuntato) ci viene in mente il vescovo don Tonino Bello, in odore di santità, il quale è stato un testimone credibile della fede … Uno che ha donato la vita e che parlando ai giovani (ma anche a tutti) ebbe a dire:

“La vita giocatevela bene, non bruciatela Ragazzi, ragazze, questo io vorrei dirvi: la vita giocatevela bene… non perché la si vive soltanto una volta… ma giocatevela bene perché… qualche volta voi sapete che rischio correte? Che in questa vostra smania di libertà, di grandezza, di orizzonti larghi, invece che raggiungere gli orizzonti larghi vi incastrate nei blocchi… Qualche volta noi corriamo proprio questo rischio: andiamo alla ricerca di obiettivi che pensiamo ci debbano liberare e invece ci danno proprio la prigione… Vivetela bene la vostra vita, perché vi capita di viverla una volta soltanto… non bruciatela! E’ splendido, soprattutto se voi la vostra vita la mettete al servizio degli altri… non è la conclusione moraleggiante di un vescovo di passaggio che viene a rifilarvi degli scampoli di omelia che non è riuscito a riciclare in chiesa e allora… tutte le fettuccine che gli sono rimaste viene a darle qui… no no… Sto dicendo davvero! Questo è un fatto umano che vi dà una grande voglia di vivere. Io sono convinto che se voi la vostra vita la spendete per gli altri, la mettete a disposizione degli altri, voi non la perdete! Perderete il sonno, ma non la vita! La vita è diversa dal sonno. Perderete il denaro, ma non la vita! La vita è diversa dal denaro. Perderete la quiete, ma non la vita! La vita travalica la quiete, soprattutto la quiete sonnolenta ruminante del gregge… Perderete tantissime cose… Perderete la salute, ma non la vita!”

(don Tonino Bello)

… e la vita la puoi donare solo se la risposta alla domanda è: “Tu sei il Cristo“!!!

Franca e Vincenzo oblati camaldolesi ❤️

Vedi qualcosa? Vedo la gente.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 8,22-26

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo.
Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano».
Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».

Parola del Signore.

Dietro tantissime conversioni ci sono gli altri che pregano e che cercano di portare la persona da “guarire” da Gesù. Sono gli altri che hanno già la fede e che si fidano di Lui a chiedere e a pregare. Gesù si avvicina e conduce il “cieco” in disparte. Parla, compie dei gesti che l’uomo non comprende pienamente e poi i suoi occhi iniziano a vedere qualcosa. La vista non è ancora perfetta ma un bagliore di luce inizia a permetterli di Vedere qualcosa che si muove. Gesù ricomincia ad agire. Le sue parole e i suoi gesti permettono a cieco di Vedere sempre più con maggiore chiarezza. Ora l’uomo non è più cieco e si fida di Gesù. Vede con chiarezza. Può tornare a casa. Gesù, però, gli chiede di non entrare nel villaggio e, quindi, di evitare clamori. Gesù ama la discrezione e la riservatezza. Il Signore cerca il cuore, cerca la relazione personale e dona misericordia, tanta misericordia … Possiamo ben dire che “perdonare è il suo forte, il suo specifico, il suo modo di Amare profondamente ogni uomo”.

Franca e Vincenzo oblati camaldolesi ❤️

Guardatevi dal lievito dei farisei

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 8,14-21

In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.
Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».

Parola del Signore.

Il male è sempre in agguato e Gesù avverte i suoi discepoli di stare alla larga da chi, con l’inganno e la furbizia, cerca di farli entrare nel cerchio “magico” del male. Ma come riconoscerlo e difendersi? Sappiamo bene che ci sono persone potenti capaci di usare parole ingannevoli e di mostrarsi amiche mentre pensano solo a se stesse. I discepoli di Gesù devono evitare di farsi prendere da loro e dai loro vizi. Il Signore vuole discepoli sinceri, umili, liberi, credibili e autentici. Spesso, però, nonostante i buoni propositi i furbi e gli ingannatori sono capaci di attrarre e spingere a desiderare uno o tutte e tre le fonti del male (denaro, successo e potere) … E Gesù dopo aver spiegato che queste tre offerte del maligno vanno allontanate sembra essere attraversato da una certa tristezza e dice loro: “Non capite ancora?”

Spesso anche le nostre vite vivono situazioni simili e dimentichiamo che il Signore non ci abbandona mai e insiste chiedendo: “Avete il cuore indurito?”.

Gesù ci invita ad avere fiducia in Lui e, infatti, dirà: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esca dalla bocca di Dio”.

Concludiamo oggi ripetendo insieme: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.

Franca e Vincenzo oblati camaldolesi ❤️

Perché questa generazione cerca un segno?

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 8,1-13

In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».
Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

Parola del Signore.

L’uomo di ogni tempo è sempre in cerca di segni e, guarda caso si tratta proprio di quelli che il diavolo offre a Gesù: ricchezza, potere e successo. In fondo si tratta di qualcosa di analogo a quel Dio onnipotente che regna dominando: un Dio che è un dominatore assoluto, un potente che tutto può fare come desidera. Questa immagine è esattamente quella del dio proposto dal diavolo il quale con furbizia offre all’uomo denaro, potere e successo. L’uomo è facilmente ingannato dal diavolo che con furbizia lo tenta per darli potere, successo e ricchezza spingendolo a tradire il bene, gli amici e ogni affetto. L’uomo che cerca il denaro (poco o tanti), che vuole apparire e che esercita il potere è un uomo pienamente in mano al diavolo e al male. Egli non distingue più il male dal bene e tradisce ogni cosa per cercare, illudendosi, queste tre chimere.

Il Dio di Gesù è l’opposto. Egli vuole liberare l’Uomo da ogni schiavitù un po’ come fa il profeta Giona che fu mandato a Ninive per comunicare che Dio stava per castigare la città. Ebbene, come ben sappiamo, Giona finisce prigioniero per tre giorni nel ventre di un grande pesce (a simboleggiare la sua morte) e solo dopo riesce ad andare Ninive per portare il messaggio di Dio che li chiedeva di cambiare vita. I niniviti ascoltano e si pentono. A questo punto Dio perdona. Tutta questa storia è anche per farci capire che Gesù è il nuovo Giona. C’è, però, una differenza importante. Gesù muore realmente e finisce nel sepolcro. E non solo. Gesù non annuncia il castigo di Dio ma libera l’uomo dal male perché si carica del male del mondo e muore per noi. Gesù è la misericordia del Padre per noi è: la nostra salvezza.

Franca e Vincenzo oblati camaldolesi ❤️

I poveri sono i beati del Regno

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,17.20-26

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.

Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Parola del Signore.

“Povertà, fame, pianto e persecuzione sono fonte della beatitudine lucana. Un paradosso per questo mondo; una vera fondazione per il Regno di Dio. Vivere la profondità e lo Spirito dei poveri è, infatti, il segno di una fedeltà e di una fiducia che travalica le finzioni del mondo e accredita l’uomo davanti a quel Dio fatto Uomo che ci Ama. Il povero è il rifiuto dei ricchi, dei potenti e di chi ha eletto il successo a misura della sua esistenza. Eppure, proprio i poveri sono i beati del Regno di Dio, gli amati cercati, ascoltati e coccolati dal suo bacio. Un bacio e una carezza che eleva i poveri e disperde i potenti e li rovescia dai troni di argilla. I ricchi e chi ha goduto in vita resteranno a mani vuote. Questo è il giudizio e la giustizia di Dio. Avremo misericordia se Misericordia abbiamo donato.

Franca e Vincenzo oblati camaldolesi ❤️

Se vuoi ascolta la lectio dal Monastero di Sant’Antonio Abate in Roma clicca qui

Sento compassione per la folla

Dal Vangelo secondo Marco 
Mc 8,1-10

In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano». 
Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?». Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette».
Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli.
Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. Erano circa quattromila. E li congedò.
Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà.

Parola del Signore.

Il Vangelo di oggi ci spinge a chiederci se anche noi, come Gesù, sentiamo compassione per chi è nel bisogno? Per chi vive la guerra, attraversa il dolore e/o soffre la fame. Si, ci farà bene, molto bene. Rispondere a questa domanda con sincerità e verità ci aiuterà a metterci veramente a servizio degli altri e ci aiuterà a riscattarci per vivere davvero in Cristo, con Cristo e per Cristo.

Franca e Vincenzo oblati camaldolesi ❤️

Gli operai sono pochi

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,1-9

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Parola del Signore.

Forse una delle maggiori urgenze è la mancanza di “operai” nel cantiere del Signore. E chi sono questi operai che mancano? Sono tutti i cristiani: laici, religiosi, sacerdoti … Siamo tutti chiamati a lavorare nella vigna del Signore; tutti chiamati a diffondere la buona notizia del Vangelo.

Dopo il Concilio Vaticano II è stato chiarito che tutti i battezzati sono “sacerdoti, re e profeti” e, quindi, tutti inviati.

Il nostro primo impegno oggi sarà quello di “pregare” perché non solo non manchino “operai” ma che siano tutti buoni e saggi testimoni.

Franca e Vincenzo oblati camaldolesi ❤️

Per questa tua parola, va’

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 7,24-30

In quel tempo, Gesù andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto.
Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia.
Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia».
Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato.

Parola del Signore.

Una donna, una donna straniera “aiuta” a fare maturare un cambiamento nella cultura ebraica di Gesù. A seguito dell’insistenza della donna che chiede la guarigione della Figlia, l’ebreo Gesù, (Dio fatto Uomo e incarnato in una cultura e in un ambiente particolare), si apre allo straniero e al non ebreo. Così facendo ci offre un esempio e ci mostra che aprire il cuore e la mente verso gli altri è il giusto atteggiamento del cristiano. Anche noi, perciò, siamo chiamati a cambiare mentalità e lo siamo in un mondo globalizzato nel quale prima o poi i confini non potranno avere più senso. Siamo tutti, ma proprio tutti, Figli dello stesso Padre e, quindi, “tutti fratelli”.

Franca e Vincenzo oblati camaldolesi ❤️

Aquila e Priscilla